La Cappella della Santa

Vi si accede dalla II cappella a sinistra. Nella volta, una prospettiva architettonica con colonne che reggono una trabeazione sormontata da una balaustra accoglie angeli e putti affrescati da Franceschini in collaborazione con Quaini per la prospettiva e con Haffner per gli ornati, conformemente alla decorazione che già Colonna e Alboresi avevano approntato nel 1662. Sotto la volta, i quattro evangelisti in atto di scrivere, accompagnati dai simboli o dagli animali che li rappresentano, sono racchiusi entro comici decorate a fogliame in stucco dorato, sostenute da coppie di putti reggighirlanda, opera di Giuseppe Mazza. Chiuso in una teca di vetro, il corpo incorrotto di S. Caterina è seduto su un trono antico in legno dorato, donato dai Bentivoglio nel 1488; il baldacchino con reliquiario, attribuito a Mazza, fu collocato ne11687; in alto un drappo in tessuto moderno è tenuto da quattro angeli in volo. Il complesso decorativo, smontato dopo i bombardamenti del 1943 è ampiamente rimaneggiato rispetto alla sua forma originale. Accanto al trono che accoglie il corpo della Santa stanno due angeli musicanti, uno con l'arpa e l'altro con la lira. Di fronte al trono della Santa, sopra la grata che comunica con la chiesa del pubblico, sta una lapide in marmo nero con iscrizione in caratteri dorati. Ai lati della grata due enormi ceri ornati a racemi dorati con teste di cherubino, alternati a busti di santi in rilievo. Un crocifisso in legno a tutto tondo appartenente a S. Caterina, è opera primitiva, probabilmente trecentesca, mentre la croce è un'aggiunta secentesca. Sulla parete di sinistra, un reliquiario a tabella partito in scomparti, presumibilmente risalente al periodo di erezione della cappella.
Il reliquiario contiene un dipinto di Madonna col bambino della prima metà del secolo XV, rimaneggiato e ampiamente ridipinto in epoche successive. Tradizionalmente attribuita a Caterina, la tavola è stata avvicinata alla maniera di Lippo di Dalmasio- di cui peraltro la Santa secondo certa tradizione sarebbe stata discepola- in realtà il dipinto risente delle pesanti alterazioni della pittura originale che rendono particolarmente difficoltosa la lettura stilistica. Sotto, un'altra vetrina per reliquie, contiene un' immagine di Gesù Bambino attribuito a Caterina: è un dipinto su carta applicata su tavola: Gesù è rivestito di un coprifasce in seta e canutiglia d' oro e d'argento. Dipingere il Bambino in fasce ha precedenti illustri, perlopiù nel Medio Evo: il gusto rinascimentale predilige infatti il Bambino ignudo per il significato di " rivelazione" che la nudità esprime nel nuovo pensiero classico. La scelta di Caterina è pertanto motivata da una precisa intenzionalità, divenendo quindi un consapevole arcaismo. "Lo prenderò per la fasciola, che Egli è il foco che mi accora": così recita un versetto devoto di quelli che la Santa amava improvvisare; allo stesso modo Caterina raffigurava il Bambino in fasce nei dipinti con cui decorava i suoi breviari. " Con or, argento, seta e cannatiglia adornan agnus dei à meraviglia" così recita un manoscritto settecentesco in cui sono elogiate le specialità artigianali dei maggiori monasteri bolognesi; caratteristica del monastero del Corpus Domini era proprio la "vestizione" degli agnus Dei, cioè di quelle medaglie
di cera consacrata che portano impressa l'immagine di Cristo.
Sopra questo, un altro reliquiario in metallo contiene un pannicello; secondo la testimonianza della fedele consorella llluminata Bembo -prima biografa della Santa ne " Lo Specchio di llluminazione"-: " questo odorifero pannicello la Vergine Maria l'adoperava per il suo dolcissimo figliolo Gesù quando era in questo mondo".
Sopra i due reliquiari, entro teche in legno, sono esposti due testi: a sinistra il breviario che Caterina personalmente miniò, entrando coi suoi disegni dentro la stessa scrittura del testo e scegliendo, lei così colta, un segno iconico arcaico di gusto bizantineggiante che ignorava la cultura tardo gotica conosciuta alla corte estense. Nell'altra teca, quella di destra, Le Sette Armi Spirituali da lei composto e ugualmente miniato. Altri reliquiari sono collocati nelle quattro vetrine poste agli angoli della cappella. Nella parete destra, accanto alla grata che comunica con il museo, una teca contiene la viola sulle cui corde Caterina, nell'ultimo anno di vita, già consumata dal male, tentava di riprodurre l'angelica melodia udita nell'estasi " et gloria ejus in te videbitur". Secondo la testimonianza di Illuminata Bembo: " In oltre fu di bisogno...se le trovasse una violetta, e quella più volte sonando ella pareva tutta si dileguasse come fa la cera al foco; ora cantava, ora tenea la faccia verso il cielo stando come muta..." Sopra la viola di Caterina, un reliquiario a tabella in legno che contiene altre testimonianze, tra queste, al centro dei riquadri del bordo interno, una teca a tempietto in rame con la reliquia più preziosa: il sangue misto a umore trasudato dal corpo di Caterina già morta.

 

 

La cappella della Santa

 

 

Gesù Bambino attribuito a Caterina, in una vetrina della cappella Santa

 

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La chiesa come si presentava prima delle distruzioni della guerra

Pianta della chiesa.