Il Museo della Santa

Vi si accede dalla cappella della Santa; il museo contiene importanti dipinti, sculture e oggetti devozionali. Sulle pareti, un dipinto rappresentante una "Madonna col Bambino": al cui collo pende una collana con un rametto di corallo. Tradizionalmente attribuito a Caterina è recentemente inserito nell'orbita della cultura tardogotica padana della prima metà del 400. Un dipinto rappresentante "S.Caterina sul letto di morte", in tempera su carta, ritrae la testa della Santa vestita da Clarissa, su un fondo azzurro cosparso di stelle. E'considerata opera di Illuminata Bembo, realizzata alla morte della Santa consorella.
Un'incisione di "Madonna col Bambino" dipinta a tempera e dorata nelle aureole: raffigura la Madonna, in veste blu scura costellata di fiori stilizzati che tiene un cuore nella mano destra: sulle ginocchia siede il Bambino con un piccolo pomo nella mano sinistra. Tradizionalmente attribuita a Caterina, si tratta in realtà di opera più tarda. Vi è poi un dipinto rappresentante Cristo crocifisso, databile attomo alla metà del secolo XV. Ed un altro che raffigura Cristo crocifisso con la Madonna, Francesco e Giovanni evangelista, opera di ambito ferrarese, databile nel secondo quarto del XV secolo.
Un dipinto rappresentante Cristo portacroce di ambito fiammingo della prima metà del secolo XVI; ha subito gravi danni nel bombardamento del 1943. Una miniatura con il Cristo benedicente e in alto un'Annunciazione della metà del secolo XV: il complesso dell'opera è stato recentemente ascritto al catalogo del cosiddetto Maestro del Breviario francescano, miniatore di cultura lombarda operante in Emilia Romagna attorno alla metà del 400. Anche questo era tradizionalmente attribuito a Caterina. Il dipinto, che rappresenta Apollonia di Savoia in veste di S.Chiara, fu donato nel 1652 dall'infanta Maria Apollonia, monaca nel monastero bolognese. Affine a questa, un dipinto rappresentante la beata Paola Mezzavacca, che presenta forti analogie stilistiche e di formato con il ritratto precedente.
Paola Mezzavacca, assieme a Caterina, è una delle monache fondatrici del monastero.
Vi è poi il ciclo di 21 tavolette con Episodi della vita di S. Caterina dipinti da Giulio Morina, commissionategli dalla famiglia Pepoli nel 1587: le tavolette corrispondono ai 24 disegni preparatori a inchiostro e seppia che Morina raccolse in un volumetto datato 1594, recante nel frontespizio " Somario affigurato della vita morte e miracoli della Beata Caterina descritta in pittura".
Si ignora quale fosse la destinazione originale delle tavolette; probabilmente dovevano essere cornice di una pala d'altare, La visione di Caterina oggi conservata in Pinacoteca. Il dipinto che ha per soggetto l'Educazione di Maria Vergine è attribuito a Pierfrancesco Cittadini da parte di chi vide la tela, prima che il bombardamento del 1943 la riducesse in brandelli. I resti del dipinto furono assemblati dalle suore e reintegrati nelle parti mancanti; 1'opera è attualmente illeggibile nei suoi caratteri originali. La tela con S. Francesco in orazione è di Giuseppe Maria Crespi.
Il Cristo crocifisso scolpito in legno risalente alla prima metà del secolo XV: secondo la tradizione fu donato da S. Caterina al monastero al suo arrivo a Bologna. Una scultura raffigurante un "busto di Cristo" in terracotta dipinta, risale alla prima metà del secolo XVI e, secondo la tradizione, venne portato a Bologna da Caterina. Stilisticamente, appare un' opera più tarda, appartenente alla tradizione coroplastica emiliana e ferrarese del primo 500. Circa 1'abito in velluto beige, ricamato in filati metallici argentati con motivi a racemi, va segnalato che il ricamo riportato su velluto moderno appartiene a una veste utilizzata per il corpo della Santa. Lo scapolare in canapa è tradizionalmente considerato parte dell'abito di S. Caterina. Vi sono poi le tre "carieghe", cioè le seggiole, di Caterina: la seconda sedia reca la seguente incisione: "questa è la propria cariega dove si accomodò a sedere la Beata Caterina per obbedienza dopo l' esser stato il suo corpo disteso per anni 12 che fu l'anno 1475". Nella terza sedia si può leggere: "Questa scranna è la propria che portò la Beata Madre Caterina quando venne ad allevare questo S. monastero de Corpo di Christo a Bologna che fu l'anno 1455".
Ed infine il "duro giaciglio", ossia il telaio del letto proveniente dalla cella di Caterina.

 

 

La viola quattrocentesca usata da Caterina e una "Madonna col bambino" che la tradizione religiosa, (ma non quella artistica) le attribuisce

 

 

Visita alla chiesa

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La chiesa come si presentava prima delle distruzioni della guerra

Pianta della chiesa.