Presbiterio e Cappella Maggiore

Di giuspatronato Sora -come recita la lapide posta nel pavimento davanti ai gradini dell'altare: "sacellum hoc auro marmore pictura exornandum curavit ....... Andreas Sorra a.D. 1695 - è la cappella maggiore. Sull'altare maggiore in legno verniciato a finto marmo, proveniente dalla chiesa del Buon Pastore, da dove fu acquistato dai Padri del convento del Cristo Re per il Corpus Domini a sostituire l'altare marmoreo distrutto dai bombardamenti, sta il dipinto di Marcantonio Franceschini raffigurante Cristo che dà la Comunione agli Apostoli; la tela fu commissionata dalla famiglia modenese Sora assieme a due quadri che erano collocati sulle pareti laterali e rappresentavano momenti della vita di S. Caterina. La pala è a tutt'oggi al suo posto, nonostante le non buone condizioni; a coronarla, sono altre due tele di Franceschini; nella parete di sinistra, Caterina e le anime purganti, originariamente collocata nel Salone delle Adunanze -era stata concepita come stendardo da portare in processione dalla "Compagnia delli quaranta secolari divoti di S. Caterina" -, di fronte, sulla parete destra, Caterina in preghiera. Il Cristo che dà la comunione degli apostoli in cui Franceschini celebra il mistero della Santa Eucaristia, cui la chiesa è dedicata sotto il titolo del Corpus Domini, provocò le critiche dei dogmatisti per l'insolita presenza di Giuda che fugge alla vista dell'ostia, incalzato da un diavolo volante. Il papa Clemente VIII censurò la particolare scelta iconografica, disdicendo la vicinanza tra Cristo e il diavolo; Franceschini si difese invocando il precedente del pittore Federico Barocci che aveva trattato 1o stesso tema nell'insolito modo. Oggi noi possiamo vedere una bella copia del quadro di Barocci in S. Giacomo Maggiore. Ai lati del dipinto stanno due monumentali statue in stucco, a sinistra S. Francesco di Assisi e a destra S. Chiara, attribuite a Giuseppe Mazza. Sul cornicione in alto sull'altare, simmetrici a destra e a sinistra, si trovano due angeli reggilanterna in stucco attribuiti a Filippo Scandellari, attivo nella sagrestia attorno al 1765; i due angeli reggono due lampade pensili, che scendono tramite catena dal cornicione. Ancora due angeli, risalenti alla seconda metà del XVII secolo, questa volta in legno, e alloggiati sull'altare, reggono un portacandela a forma di cornucopia.
Nella volta del presbiterio è rimasto solo un frammento di una tempera su muro attribuita ad Enrico Haffner.

 

 

L'interno della chiesa con l'altare maggiore

 

 

 

 

 

Cristo che dà la comunione agli Apostoli, Marcantonio Franceschini,  pala dell'altare maggiore.

 

CUPOLA E VOLTE DELLA NAVATA

 

Nella cupola che prende luce da quattro finestre aperte nell'architettura decorativa è rimasto un frammento del dipinto murale rappresentante S. Caterina in gloria attribuito a Franceschini, che si avvale come sempre della collaborazione dei fidi Haffner e Quaini. L' affresco fu descritto dalla letteratura come 1'ingresso della Santa in cielo, accompagnato dagli angeli offerenti i simboli delle sue virtù e dai geni recanti i prodotti della sua regione nativa; tale ingresso è festeggiato da S. Chiara, da S. Giuseppe, da S. Maria Maddalena, dai Santi Protettori di Bologna e da Bologna stessa personificata come vergine guerriera, fra un corteggio fiammante di cori celesti e la veduta dell'empireo più in alto, entro un oceano di luce e splendore. Nei quattro pennacchi della cupola, le figure allegoriche delle quattro virtù cardinali: la Fede, la Carità, la Speranza, l'Umiltà, licenziati ancora da Franceschini in collaborazione col cognato Luigi Quaini. Come già detto, solo una parte dell'affresco è oggi visibile; quella parte è solcata da rameggiature che ricordano quelle dei vasi di ceramica ricomposti, poiche è stato possibile ricomporre solo una parte dei frammenti polverizzati dallo scoppio delle bombe e dalla caduta della volta. Minor fortuna della decorazione della cupola ebbe quella della volta centrale: poiché le bombe abbatterono la parte superiore dei muri laterali e, naturalmente le volte, nulla degli affreschi, letteralmente polverizzati, si poté recuperare dalle macerie e ciò spiega la nudità delle volte ricostruite. La decorazione della vela centrale rappresentava La Santa assunta in cielo di cui oggi non resta nulla, ne resta la decorazione dei pennacchi, ne delle volte piane, in quello che doveva essere un progetto di decorazione totale. Utilizziamo ancora la letteratura per ricordarne il soggetto iconografico: la Santa, su nubi argentate sorrette da tre angeli, va incontro alla divina Trinità che si vede in lontananza. Nei quattro pennacchi, gli arcangeli Michele, Raffaele e due angeli.

 

 

Una delle Virtù cardinali in un   pennacchio della cupola.

 

 

Visita alla chiesa

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La chiesa come si presentava prima delle distruzioni della guerra

Pianta della chiesa.